Sales & Marketing Strategy

Perché produrre più contenuti non risolve il problema

4 Min
Giovanni Repola

E cosa serve davvero nel B2B

Negli ultimi anni molte aziende B2B hanno reagito allo stesso modo.

Il traffico cala?
Produciamo più contenuti.

Le lead non crescono?
Aumentiamo la frequenza.

La concorrenza è più visibile?
Dobbiamo esserci di più.

Il problema è che spesso la produzione aumenta, ma l’impatto no.

Forse perché stiamo partendo dalla domanda sbagliata.

La domanda non dovrebbe essere:
“Quanti contenuti servono?”

Ma: “Chi stiamo aiutando e in quale momento?”

Per noi, marketing significa aiutare.
E se cambiamo questa lente, cambia tutto.

Il punto non è produrre di più. È aiutare meglio.

Nel B2B i contenuti non sono intrattenimento.
Sono strumenti di orientamento.

Secondo McKinsey & Company, oltre il 70% del percorso decisionale B2B avviene prima del contatto diretto con un fornitore. Questo significa che le persone cercano di capire, confrontare, ridurre rischio.

Se il contenuto non aiuta in quel processo, è rumore.

Produrre di più non aumenta automaticamente la capacità di aiutare.

Caso FLAVIS: quando aiutare cambia la strategia

Con FLAVIS, brand di Dr. Schär dedicato ai prodotti aproteici per la malattia renale cronica, il punto di partenza non è stato “facciamo più contenuti”.

È stato: “Chi dobbiamo aiutare davvero?”

Analizzando buyer persona e journey è emersa una realtà che i numeri aggregati non mostravano:

  • forti differenze regionali
  • ospedali senza dietisti
  • aree poco presidiate
  • pazienti senza supporto strutturato

A quel punto la domanda è cambiata.

Non “quanti post facciamo?”.
Ma:

  • dove manca supporto clinico?
  • chi sta rimanendo senza guida?
  • come possiamo colmare quel vuoto?

Da qui sono nate decisioni molto diverse dal semplice piano editoriale.

In alcune regioni abbiamo proposto di finanziare dietisti a gettone, per coprire aree scoperte.

In altre, dove il presidio fisico non era sostenibile, abbiamo trasformato Facebook e Instagram in canali di educazione con progetti come “Dietista risponde” e “Chef risponde”, poi evoluti in “Dietista e Chef risponde” in collaborazione con ANED.

Non più contenuti generici.
Contenuti che rispondevano a un bisogno reale.

Ancora di più: abbiamo sviluppato un software gratuito per aiutare nefrologi e dietisti a generare diete aproteiche.

Questo non è content marketing tradizionale.
È marketing che aiuta.

E i contenuti diventano conseguenza, non punto di partenza.

Quando il problema è strutturale, non editoriale

Spesso il traffico cala e il budget SEO viene messo in discussione.

È quello che abbiamo vissuto anche noi come Bryan.

Il traffico dei siti diminuisce.
L’attenzione si sposta verso l’AI.
I motori di risposta sintetizzano le informazioni.

La reazione più semplice sarebbe stata produrre più contenuti.

La domanda invece è stata: “Cosa risponde l’AI quando le persone fanno una domanda?”

Da qui è nato aeo.bryan.it, un tool gratuito per analizzare le risposte generate dall’AI su determinate query.

Non un contenuto in più.
Uno strumento per aiutare le aziende a capire cosa sta succedendo davvero.

Il tema è stato ripreso anche da Milano Finanza in un articolo dedicato al ruolo degli algoritmi nel processo decisionale delle PMI.

Ancora una volta: non più produzione. Ma comprensione.

Il rischio dell’AI: moltiplicare il rumore più velocemente

L’AI ha abbassato drasticamente il costo di produzione dei contenuti.

Questo è un vantaggio enorme.
Ma può diventare un acceleratore di dispersione.

Se prima produrre 10 contenuti richiedeva tempo, oggi produrne 100 è facile.

Ma se non sappiamo:

  • quale persona stiamo aiutando
  • in quale fase del journey
  • con quale frizione specifica

stiamo solo aumentando il volume del rumore.

Secondo Gartner, il 77% dei buyer B2B descrive il processo di acquisto come complesso. Complessità richiede chiarezza, non moltiplicazione.

Il cambio di mentalità

Produrre più contenuti è una risposta quantitativa.

Aiutare meglio è una risposta qualitativa.

Significa:

  • leggere la domanda reale
  • mappare le frizioni
  • decidere dove intervenire
  • integrare contenuti, servizi e strumenti

A volte la risposta sarà un articolo.
A volte sarà un webinar.
A volte sarà un software.
A volte sarà una presenza fisica.

Ma parte sempre dalla stessa domanda:

“Chi stiamo aiutando e come?”

La verità semplice

Il problema raramente è la quantità di contenuti.

Il problema è la distanza tra ciò che produciamo e ciò che il cliente sta cercando di risolvere.

Quando il marketing torna a essere aiuto, la quantità smette di essere ossessione.

E i contenuti diventano strumenti coerenti dentro una strategia.

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