Sales & Marketing Theory

Dall’hype alla governance

4 Min
Davide Berardino

Come le aziende B2B dovrebbero affrontare seriamente l’adozione dell’AI

Nel 2023 l’AI è stata entusiasmo.
Nel 2024 è diventata corsa agli strumenti.
Nel 2025 sta emergendo il vero tema: come governarla.

Secondo McKinsey & Company, il 65% delle aziende utilizza oggi strumenti di AI generativa in almeno una funzione aziendale. Ma solo una minoranza dichiara un impatto economico significativo.

Gartner stima che oltre il 30% dei progetti di AI generativa venga ridimensionato o sospeso entro 12 mesi per mancanza di governance e chiarezza sugli use case.

Il problema non è l’AI.
È l’assenza di regia.

Il punto critico: chi guida davvero questo cambiamento?

L’AI non è un progetto IT.
Non è nemmeno un progetto marketing.

È un cambiamento trasversale che tocca:

  • processi
  • competenze
  • ruoli
  • cultura
  • modelli di produttività

Senza sponsorship della direzione, l’AI resta sperimentazione individuale.
Senza un referente operativo, resta entusiasmo disordinato.

Nelle PMI non serve creare un “Chief AI Officer”.
Serve:

  • uno sponsor chiaro (CEO o direzione)
  • un coordinatore trasversale
  • referenti per reparto

Qui entra un primo modello concreto.

Modello pratico: ambassador interni per reparto

Un approccio semplice ma efficace è nominare:

  • un ambassador AI per marketing
  • uno per vendite
  • uno per operations
  • uno per amministrazione

Non devono essere tecnici.
Devono essere curiosi, credibili e disposti a sperimentare.

Il loro ruolo:

  • raccogliere casi d’uso
  • condividere best practice
  • segnalare criticità
  • evitare duplicazioni

Questo crea movimento organizzato.

Un’altra pratica concreta: dedicare tempo strutturato all’AI

Uno dei blocchi più frequenti che vediamo nei corsi è questo:

“Lo userò quando avrò tempo.” Quel tempo non arriva mai.

Un’azienda può decidere, per esempio, di dedicare:

  • mezza giornata al mese
  • oppure 2 ore a settimana

alla sperimentazione guidata.

Non formazione teorica.
Sperimentazione applicata su casi reali.

Se non si crea spazio, l’AI resta un’attività extra.
E ciò che è extra, nel tempo, scompare.

Il grande equivoco: basta la formazione?

La formazione è necessaria.
Non è sufficiente.

La formazione:

  • accende consapevolezza
  • riduce paura
  • aumenta competenza individuale

Ma non cambia i processi.
Non crea priorità.
Non genera governance.

Senza integrazione nei flussi operativi, l’AI resta produttività personale.

Gli errori che bloccano le aziende

  1. Aspettare la “policy perfetta” prima di iniziare
  2. Lasciare libertà totale senza linee guida
  3. Cambiare tool continuamente
  4. Non misurare alcun impatto
  5. Delegare tutto all’IT
  6. Bloccare l’adozione per paura normativa

Il risultato è sempre uno dei due estremi:

  • caos
  • paralisi

Entrambi inefficaci.

Le best practice osservate (e sostenute dai dati)

Secondo Boston Consulting Group, le aziende che scalano l’AI con successo hanno:

  • sponsorship forte del top management
  • use case prioritizzati
  • misurazione dell’impatto
  • modello di adozione graduale
  • governance chiara ma leggera

Non sono necessariamente le più grandi.
Sono le più intenzionali.

Il tema scomodo: se l’AI fa risparmiare tempo, cosa ne facciamo?

Qui si apre la vera questione strategica.

Se l’AI libera tempo, l’azienda può:

  1. Aumentare produttività
  2. Ridurre costi
  3. Riallocare energie su attività a maggior valore
  4. Migliorare la qualità del lavoro
  5. Ripensare l’organizzazione del tempo

Secondo World Economic Forum, entro il 2027 oltre il 40% delle competenze nei ruoli knowledge-based subirà una trasformazione significativa a causa dell’AI.

La vera differenza non sarà chi usa l’AI.
Sarà chi decide come usare il tempo che libera.

Questo è un tema strategico, non tecnico.

Se l’azienda non decide cosa fare di quel tempo, accadranno due cose:

  • o verrà riempito con altro lavoro inefficiente
  • o verrà percepito come minaccia

La governance serve anche a questo.

Un’azienda può fare da sola?

Sì.

Ma molte si bloccano perché:

  • manca metodo
  • manca visione trasversale
  • manca continuità

Governare l’AI non significa controllare ogni prompt.
Significa costruire:

  • direzione
  • priorità
  • coordinamento
  • misurazione

Non serve un progetto da 12 mesi.
Serve un percorso progressivo.

Dall’hype alla maturità

L’AI nel B2B non è più una domanda tecnologica.
È una domanda organizzativa.

Le aziende che oggi riescono a:

  • creare ambassador
  • dedicare tempo strutturato
  • definire use case prioritari
  • decidere cosa fare del tempo liberato

costruiscono un vantaggio cumulativo.

Le altre continueranno a rincorrere strumenti.

La domanda finale

La domanda non è: “stiamo usando abbastanza AI?”

La domanda è: “stiamo governando il cambiamento che l’AI sta già producendo dentro la nostra organizzazione?”

Nel B2B la differenza tra hype e vantaggio competitivo si gioca qui.

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