Sales & Marketing Strategy

CRM nel B2B: perché spesso basta un foglio Excel (finché non basta più)

9 Min
Giovanni Repola

In moltissime PMI B2B il sistema di gestione dei clienti è sorprendentemente semplice.

Un foglio Excel.

Per molti consulenti questo è il segno di un’organizzazione arretrata, poco strutturata, lontana dalle “best practice” della trasformazione digitale.

Ma la realtà è più complessa.

In alcune fasi di crescita Excel è lo strumento più efficace possibile.
Il problema non è usarlo. Il problema nasce quando l’azienda cresce, ma il sistema con cui gestisce opportunità e relazioni commerciali rimane lo stesso.

A quel punto il limite non è più tecnologico.

È organizzativo.

La domanda interessante quindi non è:

“Perché non usate ancora un CRM?”

La domanda giusta è un’altra: il vostro processo commerciale è diventato abbastanza complesso da averne davvero bisogno?

Perché molte aziende B2B usano Excel

Per capire perché Excel sia ancora così diffuso nel B2B bisogna partire da un fatto semplice: è uno strumento estremamente efficace.

Excel è:

  • semplice
  • flessibile
  • immediato
  • economico
  • universale

Non richiede formazione. Non impone processi. Non cambia il modo di lavorare delle persone.

Questo è uno dei motivi per cui funziona così bene nelle fasi iniziali di crescita di un’azienda.

Un piccolo team commerciale può facilmente gestire:

  • contatti
  • clienti
  • opportunità
  • follow-up

tutto all’interno di un file condiviso.

E spesso lo fa in modo molto efficace.

Excel ha un grande vantaggio rispetto ai CRM più strutturati: non obbliga l’azienda a cambiare il proprio modo di lavorare.

Un CRM invece sì.

Ed è proprio qui che nasce uno dei fraintendimenti più comuni.

Molte aziende pensano di avere bisogno di un CRM per migliorare le vendite.
In realtà, molto spesso, non esiste ancora un processo commerciale sufficientemente definito da rendere utile un CRM.

Il problema non è Excel

Excel diventa un problema solo quando l’azienda raggiunge un certo livello di complessità commerciale.

Quando aumentano:

  • i venditori
  • i lead
  • le opportunità
  • la durata delle trattative

A quel punto il limite non è lo strumento, ma la capacità dell’organizzazione di avere una visione condivisa del processo commerciale.

Secondo il State of Sales Report di Salesforce, oltre il 79% dei lead generati dalle aziende non viene mai lavorato correttamente dal team commerciale (Salesforce Research).

Non perché siano inutili.

Ma perché manca un sistema condiviso per gestirli.

Questo è il momento in cui Excel inizia a mostrare i suoi limiti.

Framework Bryan

I quattro segnali che Excel non basta più

Nel lavoro con aziende B2B ci sono alcuni segnali molto chiari che indicano quando un foglio Excel non è più sufficiente.

1. Le informazioni sono sparse

Le informazioni sulle opportunità iniziano a vivere in luoghi diversi:

  • email
  • appunti personali
  • WhatsApp
  • file locali

Il foglio Excel diventa solo una delle tante fonti di informazione.

E spesso non è nemmeno la più aggiornata.

2. Ogni venditore gestisce i dati in modo diverso

Quando si parla di Excel spesso si immagina un unico file condiviso.

La realtà è spesso molto diversa.

In molte aziende ogni venditore ha:

  • il proprio foglio Excel
  • a volte più versioni dello stesso file
  • appunti personali che non vengono condivisi

Le informazioni non sono centralizzate.

Sono semplicemente distribuite tra le singole persone.

3. Marketing non sa cosa succede ai lead

Questo è uno dei problemi più frequenti.

Il marketing genera contatti attraverso:

  • eventi
  • campagne
  • contenuti
  • webinar

Ma una volta entrati nel sistema, quei lead spariscono.

Non è chiaro:

  • chi li stia lavorando
  • a che punto siano
  • se siano diventati opportunità

4. Il management non riesce a prevedere il fatturato

Quando la pipeline cresce, una delle esigenze principali diventa la previsione delle vendite.

Il management vuole capire:

  • quali opportunità sono realmente attive
  • quali trattative sono avanzate
  • quali sono le probabilità di chiusura

Con Excel questo diventa rapidamente difficile.

La pipeline smette di essere un dato.

Diventa una percezione.

Il CRM come alibi

C’è un altro aspetto che emerge spesso nelle aziende B2B.

L’assenza di un CRM — o il lungo processo di implementazione di uno nuovo — diventa talvolta una giustificazione implicita per rimandare alcune attività commerciali.

Capita di sentire frasi come:

  • “Prima dobbiamo implementare il CRM.”
  • “Stiamo aspettando il nuovo sistema.”
  • “Finché il CRM non è pronto è difficile lavorare sulla pipeline.”

Il problema è che i progetti CRM possono richiedere mesi o anche anni tra selezione dello strumento, personalizzazione, migrazione dati e formazione delle persone.

Nel frattempo però una cosa non cambia.

L’azienda deve continuare a vendere.

I venditori devono continuare a generare opportunità.

E il business deve produrre risultati.

Può sembrare sorprendente per chi lavora molto vicino agli strumenti digitali, ma la realtà è semplice: le aziende vendono da decenni anche senza CRM.

Il CRM non crea vendite.

Serve piuttosto a rendere più visibile, coordinato e prevedibile il processo commerciale.

Se il processo non esiste ancora, aspettare il CRM prima di lavorarci rischia di diventare solo un modo elegante per rimandare il problema.

Che cos’è davvero una pipeline commerciale

Quando si parla di CRM si parla spesso di strumenti.

Molto meno spesso si parla di pipeline.

Eppure è qui che si gioca gran parte della gestione commerciale di un’azienda.

La pipeline è semplicemente la rappresentazione delle opportunità attive nel tempo.

Serve a capire:

  • quali trattative sono in corso
  • a che punto si trovano
  • quali sono le probabilità di chiusura
  • quali ricavi potrebbero generare

Una pipeline ben gestita permette al management di rispondere a domande molto concrete:

  • Quale fatturato è realisticamente atteso nei prossimi mesi?
  • Quali opportunità richiedono attenzione?
  • Dove si stanno bloccando le trattative?

Il CRM non crea la pipeline.

La pipeline esiste già nel lavoro quotidiano dei venditori.

Il CRM serve semplicemente a renderla visibile e condivisa.

Da contatti a pipeline: il vero passaggio

Uno degli errori più comuni è pensare al CRM come a uno strumento per gestire contatti.

In realtà il vero valore emerge quando l’azienda inizia a gestire opportunità e pipeline.

Framework Bryan

Contatti → Lead → Opportunità → Pipeline

Excel funziona molto bene per gestire:

  • contatti
  • lead

Un CRM diventa utile quando l’azienda deve gestire:

  • opportunità multiple
  • pipeline condivise
  • collaborazione tra venditori
  • previsione delle vendite

In altre parole, quando il problema non è più trovare contatti, ma governare il processo commerciale nel tempo.

La qualità dei dati

Un altro elemento spesso sottovalutato riguarda la qualità dei dati.

Un CRM può contenere migliaia di contatti, ma se le informazioni sono incomplete o obsolete diventa difficile utilizzarle davvero.

La qualità del dato richiede manutenzione continua.

Serve aggiornare:

  • ruoli delle persone
  • aziende
  • dimensioni delle organizzazioni
  • storico delle interazioni

Quando il dato è curato nel tempo diventa possibile fare analisi molto più utili.

Una delle più interessanti, soprattutto nel B2B, è l’analisi RFM (Recency, Frequency, Monetary).

Questa analisi permette di classificare i clienti in base a:

  • quanto recentemente hanno acquistato
  • con quale frequenza acquistano
  • quanto valore economico generano

È uno strumento estremamente utile per capire:

  • quali clienti sono più strategici
  • quali relazioni stanno rallentando
  • dove esistono opportunità di cross-selling o up-selling

Quando si parla di vendite molte aziende concentrano l’attenzione quasi esclusivamente sul new business.

In realtà una parte molto significativa del fatturato deriva dai clienti già acquisiti.

Secondo Bain & Company, aumentare il tasso di retention del 5% può aumentare i profitti tra il 25% e il 95% (Bain & Company, The Value of Customer Retention).

In molte aziende B2B tra il 70% e l’80% del fatturato deriva da clienti esistenti.

Questo rende ancora più importante avere dati affidabili sul portafoglio clienti.

Perché il CRM non serve solo a trovare nuovi clienti.

Serve anche a capire meglio quelli che l’azienda ha già.

Quando il marketing diventa business development: il caso ACS

Un esempio interessante arriva dal lavoro fatto con ACS Data Systems, uno dei principali provider IT dell’Alto Adige.

Quando è iniziato il progetto, la sfida principale non era trovare nuovi contatti.

Il mercato esisteva già.

Il problema era trasformare il marketing in un vero supporto alle vendite.

Storicamente il marketing era concentrato soprattutto su attività grafiche e comunicative. Mancava però una funzione strutturata di business development capace di supportare attivamente il lavoro dei venditori.

Il lavoro fatto insieme è stato costruire un sistema che permettesse di gestire in modo più strutturato:

  • analisi del portafoglio clienti
  • prospecting
  • rilevazione dei segnali di acquisto
  • gestione delle opportunità nel CRM
  • attività continuative di nurturing e cross-selling

Il risultato non è stato semplicemente un aumento dei contatti.

È stato un cambiamento del modo in cui l’azienda gestisce il proprio processo commerciale.

Nel tempo questo modello ha portato a una media di circa cinque appuntamenti qualificati a settimana, generati attraverso il nuovo processo di business development.

Non è stato il CRM a creare il sistema.

È stato il sistema a rendere il CRM necessario.

Quando Excel smette di funzionare: il caso Celte

Un’altra situazione interessante è quella di Celte, distributore di componenti elettronici.

In questo caso il team commerciale lavorava da anni in modo molto autonomo. Ogni venditore gestiva le proprie relazioni e opportunità con strumenti personali.

Finché il numero di opportunità era limitato, il sistema funzionava.

Con il tempo però è emerso un problema.

Non era più chiaro:

  • quali opportunità fossero realmente attive
  • chi stesse seguendo quali trattative
  • quali contatti fossero più promettenti

In altre parole, il limite non era la mancanza di contatti.

Era la mancanza di visibilità sul processo commerciale.

L’introduzione di un CRM non è servita semplicemente per archiviare dati.

È servita per creare:

  • una pipeline condivisa
  • un sistema di classificazione dei contatti
  • una visione chiara delle opportunità

Marketing e vendite hanno iniziato a lavorare sugli stessi dati, con maggiore visibilità su ciò che stava realmente accadendo nella pipeline.

La domanda giusta

Quando si parla di CRM, molte aziende partono dalla domanda sbagliata.

“Ci serve un CRM?”

La domanda più utile è un’altra.

Abbiamo un processo commerciale abbastanza chiaro da meritare un CRM?

Se la risposta è no, probabilmente Excel continuerà a funzionare ancora per un po’.

Se la risposta è sì, il CRM non sarà più solo uno strumento.

Diventerà una parte essenziale del modo in cui l’azienda costruisce il proprio fatturato futuro.

Tre domande per iniziare

Prima di parlare di software o piattaforme, vale la pena fermarsi su tre domande molto semplici.

  • Dove sono oggi le informazioni sulle opportunità della vostra azienda?
  • Se un venditore lascia l’azienda, cosa succede alla pipeline che stava gestendo?
  • Il management ha davvero visibilità su come si sta costruendo il fatturato dei prossimi mesi?

Le risposte a queste domande spesso raccontano molto più della presenza o meno di un CRM.

Perché alla fine il punto non è lo strumento.

Il punto è quanto l’azienda riesca a vedere e governare il proprio processo commerciale.

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