Sales & Marketing Strategy

AI, SEO e AEO

6 Min
Davide Berardino

Le domande da farsi prima di qualsiasi progetto

Negli ultimi mesi AI, SEO e AEO sono diventati un unico grande contenitore.
Si parla di ottimizzazioni, visibilità, ranking sull’AI, prompt, tool, modelli.

Molto meno spesso si parla di domande.

Eppure è proprio da lì che dovrebbero iniziare i progetti seri.
Non da cosa facciamo, ma da perché, per chi e con quale direzione.

Questo articolo non è una guida su come “fare AI” o “ottimizzare per l’AI”.
È un tentativo di rimettere al centro le domande strategiche da porsi prima di investire tempo, budget ed energie.


Quando tutti ti dicono che bisogna muoversi in fretta

È una frase che sentiamo spesso.

“Bisogna muoversi adesso.”
“Chi arriva primo vince.”
“È successo con Google, succederà anche con l’AI.”

È una pressione comprensibile. Nessuno vuole arrivare tardi.
Ma il contesto attuale è molto diverso da quello dei primi anni della search.

All’epoca:

  • le regole erano relativamente chiare
  • l’algoritmo evolveva lentamente
  • la visibilità era uguale per tutti

Oggi:

  • i modelli cambiano rapidamente
  • le interfacce non sono consolidate
  • i comportamenti delle persone sono ancora in formazione
  • le risposte non sono più uguali per tutti

Muoversi in fretta senza una direzione chiara non è essere early mover.
È muoversi alla cieca.

Per questo, quando qualcuno ci chiede di “ottimizzare subito” senza prima costruire una visione a 360°, la risposta è no.
Non perché non si possa fare.
Ma perché non è così che si costruisce un vantaggio competitivo che dura.


L’illusione rassicurante dell’“intanto facciamo qualcosa”

Un’altra frase ricorrente è:

“Intanto partiamo con qualche ottimizzazione, poi sistemiamo la strategia.”

È una frase rassicurante. Trasmette l’idea di controllo e progresso.
Ma nell’era dell’AI è una trappola.

Ottimizzare senza strategia oggi significa:

  • amplificare messaggi non ancora chiari
  • rafforzare un posizionamento magari sbagliato
  • inviare segnali incoerenti che l’AI fatica a interpretare

Nel mondo pre-AI l’incoerenza poteva passare inosservata.
Oggi viene resa evidente.

Non tutto ciò che è ottimizzabile è anche desiderabile.
E non tutto ciò che genera “visibilità” costruisce valore.


Cosa intendiamo davvero per visibilità?

Nel passato la visibilità era un concetto semplice: una keyword, una SERP, una posizione.

Oggi non è più così.

La visibilità è diventata:

  • relativa
  • contestuale
  • dipendente dalla persona che cerca

A parità di domanda:

  • persone diverse ricevono risposte diverse
  • strumenti diversi restituiscono output diversi
  • l’AI costruisce risposte, non classifiche

Chiedere “quanto siamo visibili sull’AI” senza specificare per chi e in quale momento è una domanda incompleta.

La domanda corretta è: per chi è importante che il nostro brand sia visibile, e in quale fase del percorso decisionale?


Chi vogliamo che ci trovi (e chi no)

Ogni progetto serio dovrebbe partire da una scelta, non da una copertura totale.

Essere visibili:

  • per chi non deciderà mai
  • per chi non ha budget
  • per chi non genera valore

non è un successo. È dispersione.

Prima di parlare di AI, SEO o AEO è fondamentale chiarire:

  • chi sono le buyer persona rilevanti
  • che ruolo hanno nel processo decisionale
  • che peso hanno sul fatturato
  • se stiamo parlando di acquisizione o di crescita dei clienti esistenti

Non tutta la visibilità è utile.
Non tutta la domanda è desiderabile.


In che fase del journey vogliamo intervenire?

AI, SEO e AEO non hanno lo stesso impatto in ogni momento.

Intercettare una domanda iniziale è diverso dal supportare una decisione.
E ancora diverso dall’aiutare un cliente già acquisito a ottenere più valore.

Prima di partire, vale la pena chiedersi:

  • vogliamo intercettare bisogni latenti?
  • vogliamo ridurre il rischio percepito?
  • vogliamo supportare la vendita?
  • vogliamo aumentare il valore dei clienti esistenti?

Senza questa chiarezza, il rischio è produrre contenuti corretti ma fuori contesto.


Prima dell’acquisizione: guardare il portafoglio clienti

Un’altra domanda spesso trascurata è molto semplice: da dove arriva oggi il nostro fatturato?

Molte aziende scoprono che:

  • la parte più rilevante del valore non è nei nuovi clienti
  • ma nella crescita, nella durata e nel margine dei clienti esistenti

Eppure il marketing continua a concentrarsi quasi esclusivamente sull’acquisizione.

L’AI rende questo squilibrio ancora più evidente: chi aiuta meglio i clienti attivi costruisce segnali di fiducia molto più forti di chi insegue solo nuovi contatti.


Il bisogno di conferme in un momento di confusione

Sempre più spesso le aziende non cercano solo soluzioni, ma conferme.

Conferme di quello che stanno facendo.
Conferme di ciò che gli ha detto la propria agenzia.
Conferme di essere “sulla strada giusta”.

Non è un segno di debolezza.
È il riflesso di un mercato in cui:

  • la tecnologia corre più veloce delle competenze
  • anche tra gli addetti ai lavori regna incertezza
  • molti parlano per convinzione, pochi per esperienza reale

Il rischio è usare l’AI come:

  • nuovo oggetto di delega
  • nuovo alibi decisionale
  • nuova moda da inseguire

Quando invece dovrebbe essere uno strumento per fare chiarezza, non per evitarla.


Capire cosa conta davvero nel 2026

Chi vuole costruire un vantaggio competitivo oggi non dovrebbe chiedersi solo “cosa funziona adesso”.

Dovrebbe chiedersi:

  • come cambieranno i comportamenti decisionali
  • dove verranno prese le decisioni
  • quali brand verranno percepiti come affidabili

Alcune direzioni sono già visibili:

  • meno ricerche esplorative, più decisioni assistite
  • maggiore peso a brand riconoscibili e coerenti
  • più attenzione a fonti affidabili e verificabili
  • integrazione dell’AI nei flussi di lavoro quotidiani

Nel 2026 non vincerà chi ha ottimizzato prima.
Vincerà chi avrà costruito chiarezza, coerenza e fiducia.


Anche le regole stanno cambiando

C’è poi un tema che molti preferiscono rimandare: quello normativo.

Ma è un errore.

Trasparenza delle fonti, uso dei dati, responsabilità delle risposte, regolamentazione dell’AI non sono temi futuri: stanno già entrando nel perimetro europeo con l’AI Act promosso dalla European Union.

Chi costruisce strategie solo tattiche rischia di doverle rifare da capo.
Chi lavora su posizionamento, valore reale e chiarezza è più resiliente.


Fermarsi non è rallentare

Alla fine, tutte queste tensioni portano a una domanda semplice:

“Quindi cosa dovremmo fare adesso?”

La risposta non è un tool.
Non è una checklist.
Non è un’ottimizzazione.

È fermarsi, per scegliere bene.

Per questo Bryan non accompagna chi vuole solo:

  • muoversi in fretta
  • inseguire visibilità
  • ottimizzare senza una visione

Ma lavora con chi vuole:

  • capire dove giocare davvero
  • costruire una strategia che regga nel tempo
  • usare AI, SEO e AEO come leve strategiche, non come scorciatoie

Perché nell’era dell’AI, il vero vantaggio competitivo non è fare prima degli altri.
È pensare meglio prima degli altri.


Fonti e riferimenti

  • Google – AI Overview, Search Quality Rater Guidelines, E-E-A-T
  • Gartner – evoluzione della search e impatto dell’AI
  • McKinsey & Company – B2B decision journey e complessità decisionale
  • Ahrefs – brand search e zero-click search
  • Semrush – intent analysis e SERP evolution

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